lunedì 22 novembre 2010

trovare risposte dove non si pensava di cercarle


"sto solo sottolineando il paradosso costituito dal chiedere ad un uomo mascherato 
chi egli sia"

..[ V per Vendetta,stasera in televisione,seconda serata ovviamente]


e infondo,ha qualche senso chiedere a chicchessìa chi egli sia?

sabato 20 novembre 2010

Si lanci,[Accidenti a lei!]



Eccomi.Mia Piccola Amélie,
lei non ha le ossa di vetro.Lei può scontrarsi con la vita.
Se lei si lascia scappare questa occasione, con il tempo sarà il suo cuore che diventerà secco e fragile, come il mio scheletro...perciò, si lanci.Accidenti a lei!


[e mi lancio ancora.
che non lo voglio un cuore secco e fragile.
Ma quando le ossa sono frantumate, pur non essendo di vetro, non c'è niente che possa fare per non sentirne gli spuntoni. ad ogni movimento. ad ogni pensiero, spigoloso. e pungente.]

lunedì 15 novembre 2010

sabato 13 novembre 2010

enfant terrible


eppure.
come quella volta che ho pensato che sarebbe stato meglio non essere mai esistita nella sua vita,se una mucca[per quanto simpatica]era riuscita a conquistarsi un posto nella rappresentazione della sua vita prima di me.

così adesso.
così un cazzo di mese fa.
quando me la sono fatta passare.per l'ennesima volta.perchè sì.perchè forse sono io,che ho pretese assurde.
[pretese assurde un cazzo.qui siamo all'abbiccì.alle basi.alle fondamenta.possiamo essere bravi a dipingere le pareti.è arte.è importante.dannatamente importante.ma senza le fondamenta quelle crollano,poi.anche se erano belle davvero.]

frames.
solo frames.

non contano.non contano.non contano.
[me lo ripeto a voce alta.autoconvinciti.dai.]

e invece contano,per me,se questo è il risultato.

le azioni traducono quello che è.
non le parole.
evidentemente.

e allora devo far sì che le parole non abbiano più alcun impatto su di me,se non corrispondono ai gesti.e alle scelte.
perchè se restano orfane di quelle,io resto mutilata di quelle parole.e del loro spaventoso eco.

e organizzo un viaggio,adesso.a un giorno prima.che sono cambiati i presupposti.e lo spirito.e devo riuscire in ventiquattrore a cambiare anche la mia predisposizione a star bene,dunque.

ieri mattina,tardi,una sopresa inattesa.una dedica commuovente.quattro occhi venati di rosso,che trattenevano a fatica le rispettive lacrime,parlavano di come si possa decidere e controllare nel migliore dei casi ciò che c'è dentro,ma non fuori.e di come se ci si rimette a ciò che c'è fuori si perde il controllo anche di ciò che c'è dentro.
provava a convincermi che devo cambiare.non perchè sia sbagliata.ma perchè così soffrirò.ancora.
provava a dimostrarmi che mi vuole bene.
e che dopo tanti anni comunque ci si vuole bene.anche nella lontananza.anche nell'ignoranza della maggior parte della vita dell'altro.ci sono legami che restano.
ma per restare devono essersi instaurati.
deve esserci il bene quello vero.che è innanzitutto interessamento,all'altro.non secondo i propri parametri.ma secondo quelli di colui che amiamo.avvicinamento in base a ciò di cui l'altro ha bisogno.
perchè non si senta mutilato.
perchè non senta un vuoto,un buco.in corrispondenza di un nome che dovrebbe equivalere ad una mano tesa.
ed ecco che la vita mi ha offerto un esempio.che la teoria sembra poco convincente,ma la pratica conferma che se si fa come me,si perde.
se la mia felicità comprende qualcuno che non sono io,è inevitabile che perderò.
e questo dovrebbe convincermi a fare cosa?
a cambiare?
non penso proprio.
preferisco mantenere la capacità di fondermi totalmente.che acquisire quella di delineare bene i confini.


e però intanto continuo a pensare a quei frames.e a guardarli.

solo frames.non contano.non contano.non contano.

come me.
non contano.
[non abbastanza,evidentemente]

e i conti non mi tornano.
e torno a riversare parole nere su fogli bianchi.miei e solo miei.
invece che parole bianche su pagine nere.che alla fine sono di tutti.
che alla fine usano tutti.

maledettoilgiorno.

venerdì 12 novembre 2010

missili,dagli occhi.[che bel disco]e non c'è nientedacapire non c'è nientedacapire[in questo mare nero nero mare]

e mi mancano le constatazioni amichevoli del nostro niente.


[ascoltando.LeLuciDellaCentraleElettrica.PerOraNoiLaChiameremoFelicità]


il nostro scambio d'organi ha imbrattato le pareti dobbiamo ridipingerle


mi parlavi di risorse limitate della tua pelle rovinata e di eclissi per non rivederci
che a forza di ferirci siamo diventati consanguinei

e se ti piove dentro e se hai i temporali dentro

quando mi hai detto che sono come l'edera
quando ti ho detto che sei come l'edera 
e hai deciso che sei lesbica
...
e tutti i nostri no dove vuoi che ci portino
e neanche se ti pagano
[ma tanto non ti pagano]

e se gli alberghi appena costruiti coprono i tramonti 
tu non preoccuparti tu non preoccuparti
[che è già da mesi,che è già da quel live,una delle sue frasi ricorrenti.che mi si addice così tanto.che non devo preoccuparmi.che non devo preoccuparmi]
 
che i sogni siano sintomi siano armi nucleari
[ustionati dai nostri desideri]

cit.

da wikipedia.
copiaincolla.

[perchè non ce la faccio a vivere per compartimenti stagni]

La corrente alternata (CA o AC dall'inglese: Alternating Current) è caratterizzata da un flusso di corrente variabile nel tempo sia in intensità che in direzione.
[...]
Di maggiore interesse però è il fatto che la distribuzione in corrente alternata si è dimostrata più efficiente (minore perdita di potenza lungo la linea) della corrente continua per le trasmissioni di potenza elevata;
[...]
Alcune apparecchiature tuttavia richiedono l'alimentazione a corrente continua e questa può essere ottenuta, dalla corrente alternata, mediante un raddrizzatore.
Con l'adozione di un'efficiente tecnologia elettronica di potenza è possibile, per contro, da corrente continua ottenere corrente elettrica alternata, generata in opportuni parametri di frequenza, forma d'onda e tensione mediante dispositivi detti inverter.
[...]

Chiaro come il sole,no?

lunedì 8 novembre 2010

hai presente?

La figlia dello scarparo che va senza scarpe.


E continuo a vedere metafore calzanti,ovunque.E soprattutto in cucina.che per me è amore.
e non può essere un caso.

le castagne.bruciacchiate da un lato
[sempre].

l'unico regalo che vorrei

Il tempo.
Il proprio tempo.

Ma non il dedicarlo per l'altro.il dedicarlo per sè.cioè:essere felici di dedicarSi.reciprocamente.sentire che dare corrisponde ad avere.

Il regalo che nessuno[se non lui]è disposto a farmi è, paradossalmente, l'unico che vorrei.

La felicità di qualcuno,nel dedicarmi il SUO tempo.nel donarSI.

Un dedicarsi non nella casualità.e non nella possibilità.ma nell'impossibilità.
Un dedicarsi anche se costa una rinuncia,un sacrificio.
Perchè quel mio sorriso.quel mio sguardo,valgono di più.
[e mi ripeto parole che non sentirò mai.compensazionementale]

L'unico regalo che vorrei.
E che non avrò.

Non per una laurea.non per un natale.non per un compleanno.
Per una vita.
Nè da chi non ci sarà[annunciatamente]nè da chi ci sarà[casualmente].non alla laurea,non a natale,non ad un compleanno.ma nella mia vita.

l'indifferenza uccide.

e io non sono un gatto.
e se anche lo fossi avrei comunque finito le sette vite a mia disposizione.

martedì 2 novembre 2010

la prima impressione[a me non mi frega mai]

la prima impressione.
mi ricredo solo sulla musica.
a volte i primi ascolti mi tradiscono.
odio cose che poi quando le riascolto,amo.

come lui.
che ho accuratamente evitato per un anno,come peste.
e poi ho assiduamente cercato,come un'appestata.o una tossica,in astinenza.

e dovevo immaginarmelo perciò.che anche thesecondtime,sarebbe stato così.

al riascolto,lo amo di già.di nuovo.


grigia e piovosa.e uggiosa.

andrei volentieri ad un concerto.
dei petrol.

che io sappia,non suoneranno a breve.

confido di esserci,però,all'anteprima delle luci.che i nuovi pezzi mi piacciono già.
forse non sarà un dovermi ricredere,come credevo.

lunedì 1 novembre 2010

only a case of me.

Just before our love got lost you said
"I am as constant as a northern star"
And I said, "Constantly in the darkness,
Where's that at?
If you want me I'll be in the bar"

On the back of a carton coaster
In the blue TV screen light
I drew a map of Canada
Oh Canada
And I sketched your face on it twice

Oh you are in my blood like holy wine
Oh and you taste so bitter but you taste so sweet
Oh I could drink a case of you
I could drink a case of you darling
Still I'd be on my feet
I'd still be on my feet


Oh I am a lonely painter
I live in a box of paints
I'm frightened by the devil
And I'm drawn to those ones that ain't afraid
I remember that time that you told me, you said
"Love is touching souls"
Surely you touched mine
Cause part of you pours out of me
In these lines from time to time

Oh you are in my blood like holy wine
And you taste so bitter but you taste so sweet
Oh I could drink a case of you
I could drink a case of you darling
Still I'd be on my feet
I'd still be on my feet

I met a woman
She had a mouth like yours
She knew your life
She knew your devils and your deeds
And she said
"Go to him, stay with him if you can
Oh but be prepared to bleed"
Oh but you are in my blood you're my holy wine
Oh and you taste so bitter but you taste so sweet
I could drink a case of you darling
Still I'd be on my feet
Still I'd be on my feet
I'd still be on my feet


Vecchi dolori e nuovi timori.
La voglia di essere pronti a sanguinare.
da dove viene.e perchè?chi è che ce l'ha messa là dove sta?e chi ha il potere di togliercela da là?

Le coincidenze non esistono.
il mio primo fidanzatino mi lasciò il giorno prima del mio compleanno.
forse è da allora che odio il mio compleanno.o forse è dagli anni seguenti.quando anno dopo anno,mi accorgevo che infondo,non contavo poi molto,per nessuno.
MAI ABBASTANZA,in ogni caso.
il mio compleanno,prima.
ogni possibile festività,poi.
oggi.

nel giro di una settimana sono tornati fuori discorsi vecchi che puzzano di muffa.con persone diverse.persone che non voglio più intorno.
anche se non restasse nessuno.
mi si fanno discorsi lontani anni luce da me.
discorsi che mi rifiuto di voler comprendere.
mi dicevano anarchica.utopica.un pò barricadera.
non sono più niente di ciò che ero,forse.
ma la dignità voglio mantenerla.
meglio sola.
che in questa marmaglia ipocrita e schifosa.
banderuole al vento.
solo se conviene.piccole grandi iene.

qualcuno pronto a bere una cassa intera di me non lo incontrerò mai.
un bicchiere,al massimo.tutto d'un fiato.o assaporandomi sorso dopo sorso.
ma è come se io avessi un gusto buono.buono solo se sai che finisce.prima o poi.è come quelle cose che senti che sono buone solo al pensiero che sta per finire.se ce n'è in abbondanza,no.
cercare qualcuno disposto a bere dallo stesso calice.a sorseggiare l'anima,un pò alla volta,sperando di averne sempre ancora un pò,per dopo,è utopia.
qualcuno che come me speri che ce ne sia una botte.senza fondo.e senza mogli ubriache.
solo botti piene.
dell'altro.
anche se sembra troppo.
anche se E' TROPPO.
volerne ancora.
sempre.
e comunque.

anarchica.
utopica.
un pò barricadera.
dicevano,di me.

che ridere.oggi.
io e i miei mille dubbi,mille ripensamenti.mille giustificazioni a posteriori,per tutti.
e se.e se. e se.
va bene tutto.

e per me
[?]

chi come cosa quando e perchè[?]

e non avere nessuno a cui chiederlo.
fra queste lacrime nere.e amare.


e ritirarsi è coraggioso,sempre.se c'è un motivo è coerenza.e coraggio.
perchè siamo animali sociali.
e senza amore siamo niente.
io,almeno.so di essere niente.
ma la finzione.la mediocrità.l'ipocrisia.
meglio essere niente.
che essere questo.
dico io.
a me.

e ritirarsi è coraggioso.
mi dico leggendo i perchè moltheni se ne va dalle scene.e anche leggendo i perchè de carlo non partecipa a premi letterari nè a giurie semi serie.
hanno ragione loro.
ma loro sono qualcuno.
e hanno affermato il loro qualcuno al mondo,in pratica.e con un pò di fortuna qualcuno di simile l'hanno trovato.qualcuno di simile a loro,li avrà cercati.immagino.
e quindi.
ritirarsi.
coerenza.
stima.
coraggio.
con la delusione che un ritiro comporta.e i rischi.
ma anceh con il loro essersi mostrati per ciò che sono a tutti.qualcuno non li ha capiti. qualcuno li ha travisati. qualcuno li prenderà permatti.anarchici.utopici.barricaderi,forse.
ma qualcun altro no.
li stima e apprezza.e spera che ci sia qualcuno di simile,allora.da qualche parte.

ma se ti ritiri prima di aver dichiarato ciò che sei.o dopo averlo dichiarato solo a persone che non potevano recepirti stimarti apprezzarti amarti,volerti.
allora il ritiro cos'è?

emarginazione.volontaria.
e senza appello.


nessuna possibilità di condividere sfiducia.

NOT LIKE THEM.
a spirale.

nel giorno dei santi e dei morti che si sono ritirati prima di essersi dichiarati.
nel giorno in cui qualcuno qui qualcun altro lì,lo aveva capito.

la vita è uno schifo inutile.
e io ne faccio parte.

point of view

da http://www.tgcom.mediaset.it/spettacolo/articoli/articolo471144.shtml

"Mi ritiro dalla musica stupida"

Moltheni a Tgcom su "Ingrediente Novus"

"Ingrediente Novus" è il cd/dvd con i 16 brani più belli dei dieci anni di carriera di Moltheni. Nella tracklist due inediti: "Petalo" e "Per Carità di Stato" a sfondo socio-politico. "Ora mi ritiro - spiega il cantautore a Tgcom -. Il mondo della musica mi ha deluso, è stupido e io non lo sono. I giornalisti vanno a braccetto con gli artisti più famosi e non sono sinceri quando li recensiscono. Dente e la Antolini nuovi talenti? Per carità...".

Perché incidere "Ingrediente Novus"?
E' stata una scelta spontanea dopo dieci anni di carriera come musicista volevo racchiudere in questo lavoro i sentimenti genuini che hanno contrassegnato il mio percorso. E' un epilogo...

Allora si ritira?
Sì, mi ritiro da questo mondo musicale stupido e io non sono stupido. Non credo di aver rappresentanto in termini di valore nulla in questi anni.

Secondo lei, perché?
Non ho un buon carattere e dico le cose in faccia senza problemi. Questo atteggiamento mi ha creato dei problemi e quindi mi faccio da parte.

Da chi è rimasto deluso?
Anche da molti giornalisti. Ormai i critici musicali, veri, di un certo spessore si contano sulle dita di una mano. Oggi si leggono recensioni uguali e pari a zero dal punto di vista dei contenuti e stilistico. I giornalisti - molti dei quali tendono più ad apparire che a scrivere - vanno a braccetto con gli artisti/compagni di merende e ne parlano sempre bene a prescindere. E quindi tutti a parlare bene di Vasco Rossi, Ligabue, Subsonica, Afterhours. Mai uno che dà un bel 5 a uno dei dischi degli artisti che ho citato. Poi se prendi uno ad uno questi giornalisti ti dicono 'hai ragione sai?' e poi al momento pratico non hanno il coraggio. Insomma regna l'ipocrisia ed è pure scadente.

Insomma è difficile trovare buona musica in giro?
No anzi, in questo periodo ce n'è tanta. Vado sempre nel mio negozio di dischi a comprare album e scrutare progetti interessanti. Ma siamo sempre lì i media inculcano alla popolazione prodotti che non sono di qualità. Insomma mi sembra tutto alla luce del sole, è tutto estremamente prevedibile, piccolo. Ad esempio, quest'anno sembra che il disco di Dente sia il migliore album che sia stato fatto negli ultimi anni. Mi viene solo da ridere, e che dire di Beatrice Antolini? E' il solito esercizio di maniera con cui certi giornalisti amano sbizzarrirsi ogni anno. Ho già in mente due nomi della cosiddetta scena indie di cui si parlerà quest'anno. Ho già scomesso vediamo se indovino anche questa volta...

Insomma Moltheni scompare dalle scene, non ci sarà proprio occasione di ascoltare qualche sua nuova produzione?
Ho tante idee in testa e ci sto già lavorando. Ho in progetto delle collaborazioni con un gruppo folk americano e probabilmente a breve in studio inciderò qualcosa che però sarà a tiratura limitata da distribuire agli amici. Mi auguro che tutto quello che farò non sarà recensito...

Neanche una recensione?
A che serve? "Ingrediente Novus" è uiscito da un mese e mezzo. Una bella raccolta con un disco e un dvd. Insomma è stato recensito solo da due giornali e per giunta erano dei trafiletti. Insomma non c'è neanche più il concetto della recensione vera a propria. Sui vari magazine di musica vedi la Mannoia, J-Ax, i Subsonica in tutti i loro progetti collaterali. E alla base di tutto c'è sempre il denaro...

A cosa si riferisce?
Radio Popolare che ha sempre rappresentato una grande ricchezza per l'informazione musicale sta chiudendo i battenti. Io mi chiedo perché Vasco, i Subsonica o Ligabue che prendono tantissimi soldi non ne versano solo un po' (tanto a loro non cambia nulla) per far sì che questa radio non chiuda? Insomma non c'è più solidarietà e non ci sono più valori. Si pensa solo ad andare al Concertone del 1 Maggio per far bella figura e basta. Questo mondo è stupido e io non lo sono, ecco perché me ne vado.

"Ingrediente Novus" rappresenta in maniera completa la produzione di Moltheni con i brani completamente riarrangiati con la presenza anche degli archi: dall'ipnotica "E poi vienimi a dire che questo amore non è grande come tutto il cielo sopra di noi" a "Zona monumentale". Non mancano gli ospiti come Mauro Pagani, Vasco Brondi (Le Luci Della Centrale Elettrica), Enrico Gabrielli (Mariposa, Afterhours), Massimo Martellotta. Dispiace molto che un cantautore di questo calibro abbia deciso di ritirarsi dalla musica 'popolare' perché la sua scrittura è immediata, fresca non banale, tra le migliori in circolazione. Ma il tempo potrà anche fargli cambiare idea, c'è ancora bisogno del contributo in note di Moltheni (il cui vero nome è Umberto Giardini) e della sua schiettezza lucida



dal blog di andrea de carlo:

PERCHé NON PARTECIPO AI PREMI LETTERARI (e perché mi sono dimesso DALLO STREGA)

Da anni non partecipo con i miei romanzi ai premi letterari. Non è una scelta ideologica, nasce dall’esperienza diretta. Il fatto è che so come funzionano i premi, almeno quelli che incrementano le vendite di chi li vince.

Naturalmente ci sono premi - la maggior parte - che non hanno nessun effetto sulle vendite. Vengono assegnati da comuni, enti e associazioni per lo più a scopo di promozione locale; gli scrittori li ritirano per i soldi acclusi e per il piacere di essere celebrati, e per poter citare i nomi e gli anni dei premi nei risvolti dei propri libri, tra parentesi di fianco ai titoli della bibliografia. Ci sono anche alcuni premi - la minima parte - assegnati da gruppi di lettori che decidono davvero in base al piacere di leggere e all’autentica convinzione. Non è di questi che sto parlando: parlo dei premi che permettono di raddoppiare o anche decuplicare una tiratura iniziale, e che di conseguenza suscitano brame da parte degli editori, accattonaggio da parte degli autori, ricatti e baratti da parte dei giurati.

Nel 1982 il mio editore di allora (Einaudi) mi aveva fatto partecipare al premio Strega con il mio secondo romanzo, ‘Uccelli da gabbia e da voliera’. Subito qualcuno mi aveva chiarito che il vincitore di quell’anno era già stato deciso molto prima delle votazioni: Goffredo Parise, con il suo ‘Sillabario numero due’. Parise era molto malato (per davvero, non per finta come un altro scrittore che anni prima era riuscito a vincere lo Strega raccontando a tutti di essere moribondo) e il suo era un buon libro, così credo che in quel caso si fosse trovato un accordo tra le parti senza grandi conflitti. Sapere che non c’era una vera gara mi aveva tolto un peso di dosso, e mi aveva permesso di osservare con curiosità il mondo letterario in cui mi ero affacciato da poco e di cui non sapevo ancora quasi niente. Nel corso di alcune conversazioni, interviste, ritrovi pomeridiani in salotti avevo avuto conferma delle mie prime impressioni: si trattava di una grande famiglia un po’ incestuosa, i cui membri erano legati gli uni agli altri da un fitto intreccio di amicizie, rapporti professionali, scambi di favori, appartenenze politiche o aziendali, rivalità, invidie, rancori coltivati a lungo. Gli uffici stampa delle case editrici facevano il loro frenetico lavoro tra lusinghe e pressioni, gli scrittori firmavano copie e sorridevano e baciavano e ringraziavano, i giurati si negavano e si offrivano, i voti venivano raccolti e spostati come in una grande partita di dama. Poi mi ricordo la calda serata romana della votazione finale, nel Ninfeo di Villa Giulia allestito con tavoli e fiori e telecamere: le signore vestite come antiche matrone, gli uomini nelle loro migliori giacche estive, le facce note dei ‘personaggi della cultura e dello spettacolo’, gli abbracci e le risate, le coppe di champagne, gli sguardi di riconoscimento e di controllo, i nomi che ricorrevano, bisbigliati e ad alta voce.

Molti anni dopo, con mia sorpresa, sono stato inserito nella giuria dello Strega. E’ un premio che esiste dal 1947, i giurati originali muoiono poco alla volta e devono essere rimpiazzati periodicamente da nuovi scrittori, giornalisti e intellettuali vari: per questo il mio nome era entrato nella lista. Mi chiedevo cosa si aspettassero da me, mi imbarazzava e divertiva in modo alterno l’idea di essere stato arruolato d’autorità in un club a cui avevo deciso da tempo di non iscrivermi. Ma quando è arrivato giugno, il mese in cui viene votata la cinquina degli scrittori finalisti, ho capito rapidamente come andavano le cose.

Lo Strega è il premio letterario italiano che influisce di più sulle vendite del libro che lo vince. Secondo alcune stime gli effetti sono quantificabili dalle cinquantamila alle centocinquantamila copie, in certi casi di più. Non c’è quindi da stupirsi che sia molto appetito dagli editori e dagli autori in gara, i quali investono ogni anno una grande quantità di tempo ed energie per portarselo a casa. Si tratta di raccogliere pacchetti di voti, e la cosa naturalmente riesce meglio ai gruppi editoriali più grossi, che infatti si attribuiscono il premio secondo un principio di spartizione e alternanza. I giurati sono un po’ più di quattrocento, ognuno di loro riceve la sua dose di sollecitazioni, dirette o telefoniche. Alcune delle telefonate che ricevevo rivelavano autentico imbarazzo, altre erano allegramente disinvolte, altre incalzanti: in ogni caso sembrava sempre che chi le faceva si attenesse semplicemente alle regole (non scritte, né dichiarate) del gioco (truccato). Alcune telefonate erano surreali: me ne ricordo in particolare una, di uno scrittore che non avevo mai incontrato di persona. Aveva passato i primi dieci minuti a spiegarmi quanto ammirava i miei romanzi, sinceramente, profondamente, autenticamente. Poi mi aveva descritto in dettaglio una sua deliziosa casetta presso il mare, dove se lo avessi voluto avrei potuto passare qualche bel giorno di riposo o di lavoro, visto che era sua abitudine metterla a disposizione degli amici più cari. Infine, quando mi stavo ormai chiedendo quale fosse il suo problema, in un cambio abbastanza brusco di registro mi aveva detto “Ah, volevo ricordarti che sono in gara per lo Strega, e chiederti il tuo voto”. Quello che mi aveva colpito di più era l’idea che lui avesse fatto lo stesso tipo di telefonata a ognuno dei quattrocento e tanti membri della giuria, o almeno a quelli su cui pensava di poter far breccia.

Molto più spesso erano gli editori a telefonare, non per sollecitare semplicemente il mio voto, ma per chiedermi di consegnargli fisicamente la scheda firmata. E’ così che fanno, è la pratica corrente. Quanto ai giurati, credo che alcuni (pochissimi) diano il proprio voto per convinzione, altri per amicizia, altri perché cedono a lusinghe e insistenze. Altri il loro voto lo fanno pesare, e cercano di ottenere qualcosa in cambio: magari la pubblicazione di un testo rimasto in un cassetto, una collaborazione, un invito a cena, parole di stima e di considerazione. Altri ancora elaborano strategie, si consorziano, fanno intravedere disponibilità, tengono in sospeso, minacciano, promettono, pretendono. Ognuno di loro, nello stesso periodo di ogni anno, si sente molto importante per qualche giorno, e non può fare a meno di esserne compiaciuto. Per questo nessuno si dimette mai dalla giuria dello Strega, anche se alcuni ne parlano con ironia e distacco, addirittura con fastidio ostentato.

Per anni ho lasciato perdere, inventando scuse con chi mi chiamava, spesso votando il libro che aveva meno probabilità di vincere, anche se era brutto. Questo non mi impediva di sentirmi ipocrita e incoerente all’idea di essere nella giuria di uno dei premi letterari più condizionati d’Italia, quando da anni avevo deciso di non partecipare come concorrente neanche a quelli onesti. In un paio di occasioni ho scritto una lettera di dimissioni e poi non l’ho spedita, perché non volevo che il mio gesto potesse venire interpretato come un modo di attirare l’attenzione su di me, e perché pensavo che in fondo i traffici dello Strega sono poca cosa rispetto ai traffici che si svolgono ogni giorno dietro le quinte della politica e dell’economia. Ma sono anche convinto che ognuno debba fare quello che può per essere coerente con se stesso, nel proprio campo o nel proprio piccolo giardino. Così il 7 giugno di quest’anno ho scritto una lettera di dimissioni dalla giuria dello Strega, e il giorno dopo l’ho spedita per raccomandata al presidente. Subito dopo mi sono sentito più leggero.

Non ho rilasciato interviste su questa storia, però volevo raccontarla a voi.

Qui sotto c’è la lettera.





7 giugno 2009


Gentile Tullio De Mauro,


con questa lettera Le comunico la mia decisione irreversibile di dimettermi dalla giuria del Premio Strega.

Negli ultimi mesi ci sono state polemiche a proposito dei meccanismi in base a cui il premio viene assegnato. Dopo aver fatto parte della giuria dello Strega per alcuni anni, posso confermare che di solito la vittoria di un romanzo non dipende dai suoi meriti, ma da un patto di spartizione tra i principali gruppi editoriali. A volte questi raggiungono un tacito accordo, e il risultato viene di fatto deciso prima ancora della votazione. A volte il confronto dura più a lungo, finché non è chiaro il rapporto delle forze in campo. In ogni caso è pratica consolidata che i grossi editori raccolgano le schede di autori e collaboratori, i quali quasi sempre le cedono per amicizia, per quieto vivere, perché vengono allettati con lusinghe, promesse e scambi di favori, o per il gusto di esercitare per un breve momento un piccolo potere. Non credo affatto che gli editori siano i corruttori e i giurati le povere vittime: è l’intero sistema a essere guasto, e le colpe sono distribuite tra tutte le parti in causa.

So che Lei, in un lodevole tentativo di arginare queste pratiche, ha invitato i giurati a consegnare o spedire personalmente il proprio voto. Purtroppo temo che i vecchi metodi continueranno: le schede del resto sono numerate, ed è facile verificare chi ha votato quale libro.

Trovo triste che un bel romanzo non abbia alcuna possibilità di vincere il premio Strega solo perché è pubblicato da un piccolo editore, o magari da uno grande ma nell’anno sbagliato. Trovo ancora più triste che un lettore o una lettrice comprino un libro perché credono che la fascetta sulla copertina garantisca qualità riconosciute da una giuria di persone competenti e disinteressate, non sapendo che le ragioni dietro la vittoria del premio sono tutt’altre. E’ un inganno di cui non intendo più essere neanche marginalmente corresponsabile. Da anni ho scelto di non partecipare con i miei romanzi a premi letterari, per non avere a che fare con i traffici che troppo spesso li animano. Per la stessa ragione mi dimetto oggi dalla giuria dello Strega.

Un saluto cordiale


Andrea De Carlo

domenica 31 ottobre 2010

quanto come chi [voce del verbo amare]

amore comporta potenzialità infinite e altrettanto infiniti rischi.
incontenibili,entrambi.

gli uni valgono la pena di correre gli altri.

amare una persona significa avere una possibilità di felicità immensa ma allo stesso tempo di soffrire immensamente,per e con quella persona.

amare due persone significa raddoppiare.
senza possibilità di lasciare.
raddoppia.
le potenzialità,e i rischi.

per qualcuno amare più di una persona rappresenta una scelta,una possibilità.
per qualcun altro è un fatto che si impone,e basta.
è un modo di essere.
e se non ami di più,non sei tutta intera TE.
è così.
lo senti,ormai.
e non puoi scegliere di non sentirlo,questo che senti,ormai.
anche se non vorresti proprio altri rischi,che quelli che avevi già bastavano.
anche se la potenzialità è così lontana da sembrare inesistente.
c'è.

ed è mirando a quella che si deve proseguire.

ancòra.o àncora.

ancora cerco un'ancora.

ancora sento che un abbraccio non basta.

"non facciamo niente,allora".
è tutto così semplice[?]

forse sì.

forse è il mio punto di vista,a complicare tutto.
forse è davvero tutto così semplice.se solo io smettessi di pensare.sarebbe tutto più semplice.
riuscirei a smettere anche di piangere dentro il suo abbraccio che so vero.
probabilmente.

sabato 30 ottobre 2010

traguardo[?]

E' uscita la data.
E l'angoscia latente è diventata tristezza esplicita. E' esplosa senza chiedere permesso.Senza controllare che fosse un buon momento,da rovinare.E' esplosa,fottendosene delle conseguenze.
Maledetta,tristezza.

E sono lacrime.che non si fermano neanche dentro un abbraccio che so vero.

Perchè io non mi basto.
Non mi basto,cazzo.
Sono giunta ad un traguardo.

Per quanto una laurea non valga poi molto.per quanto mi dico che quel pezzo di carta non sia buono neanche per pulirsi il culo,è pur sempre un traguardo.
Raggiunto. Con fatica.da chi a volte fa fatica ad arrivare a domani.A superare una notte,sentendo che può respirare,se si impegna. Ho raggiunto un traguardo importante.Importante proprio perchè raggiunto in ritardo. Un percorso dissestato rende difficile il transito.e se nonostante questo,giungi al traguardo,dovresti gioire il doppio.
E io invece.
Mi pare che sia stato tutto inutile.
Non sento gioia,nè soddisfazione. Sento solo tanta solitudine.

Se un giorno incontri qualcuno,che ti dice che sta per laurearsi la domanda viene spontanea.In che?e la tesi,su cosa?

se poi è qualcuno che conosci in genere la curiosità è maggiore.

se poi è qualcuno a cui vuoi bene,ti interessi,dei suoi interessi.
se poi è qualcuno che ami,il suo lavoro,i suoi pensieri,i suoi sforzi sono i tuoi,interessi.

Quindi l'equazione è semplice.anche per me che ho smesso di studiare matematica in terza media.che alle superiori la matematica non c'era,da noi.c'erano i casi umani.
L'equazione è di una semplicità che rasenta la stupidità.
La mia tesi è stampata da un mese,in doppia copia.ed è ancora nella busta di plastica della copisteria.non una domanda.


E poi mi si chiede perchè non ho incluso una pagina di ringraziamenti,io.che si usa,di solito.che è buona cosa. certo. in genere.

io non sono in genere. Sento che ho paura che arrivi quel giorno perchè tutti in quel giorno fanno qualcosa,con qualcuno.e io non me la sento.di essere ipocrita.ma neanche di sentire più forte che mai tutta la differenza.la differenza ferisce,quando non fa che ribadirsi ed esplicitarsi.in tutto e per tutto.verso tutti. la differenza è una particolarità.un marchio di unicità,una marcia in più. eppure si traduce in svantaggio.in solitudine,se non viene compresa.se non trova una diversità che accetti la diversità diversa diventa handicap. Paura di non riuscire a restare seria,mentre la commissione mi stringe la mano.Paura di non riuscire a non urlare contro il fotografo della facoltà,quando proverà a fare una foto fissando il suo obbiettivo verso di me.Paura di non riuscire a trattenere le lacrime,anche in questa circostanza.Paura di sentire la mia voce affrettarsi a specificare che è commozione,quando non è vero.
E' tristezza,cazzo.
Paura di avere gente in casa e poi aver solo voglia di ubriacarmi e scappare via.lontano da gente a cui non importa niente di me.gente che non mi conosce.gente che non voglio.

Paura.

Di essere diversa,e sola.ancora una volta. anche il giorno della mia laurea.di un traguardo. un traguardo è una meta,anche se parziale.

io ai professori,ai miei genitori,a chi mi chiedeva cosa volessi fare della mia vita rispondevo che non importava cosa,ma CHI.


io affermavo di poter pulire cessi di una stazione di servizio per tutta la vita,se avessi avuto accanto qualche persona da amare,che mi amasse,a sua volta.
Se questa era la mia meta,bè,questo traguardo non è che un paletto piantato fuori sentiero.
non è una meta neanche parziale. perchè in questi anni qui,di chi c'era non c'è più nessuno.chi ho trovato,è già sparito.e che troverò,non ci credo più.non cerco neanche più. le persone che ho amato nella mia vita,e quelle che amo,ancora,adesso.che si contano sulle punta delle dita.e per ogni dito,sento un'amputazione. per ogni singolo dito.
mi amputo,da un pò.

e sono ferma,da un pò.

e continuo a sentire forte e chiaro solo lo stesso messaggio.che sto sbagliando tutto.con tutti. continuo a sentire i calci nel culo.una botta dietro l'altra.da persone incapaci di confrontarsi.capaci di dare calci nel culo,e pugnalate.rigorosamente alle spalle,però. occhi negli occhi,solo ipocrisia.
questa gente mi fa schifo.questo mondo mi fa schifo.

e un traguardo che non è altro che un paletto fuori sentiero rispetto alla mia meta non fa che acutizzare questa sensazione di fondo.che c'è sempre,resta,perennemente,dentro.ma a volte il livello di indignazione sale.col senso di disgusto.e vomito.e allora si vomita.tutto. e ci si sente svuotati,di tutto il marcio.
ma anche vuoti,di quel che si era.

vuoti,e privi di forza.e privi di fame.
e vengo travisata,sempre.

e non arrivo mai come sono.

e se arrivo non vado bene.

e io sono di nuovo tanto stanca.

e di nuovo,nel momento più sbagliato.
e sono giorni di lacrime che non si fermano,neanche dentro un abbraccio che so vero.

e questo è quello che sempre,fa più paura.
a me.

non bastarmi.
ed avere timore di me.
di quello che io so.
e di quanto so che nessun altro ha consapevolezza di me.

paura.

cosa rimane,dentro[?]

la domanda è già lì,scritta. la risposta era forse quello che cercavo,quando ho proposto la domanda. indietro,solo l'eco delle mia parole [come sempre] scrivo a raffica.
e questo rende [se è possibile] ancora meno interessanti,le mia parole.
sono "normali",ormai. come se una depressione protratta perdesse d'importanza,invece di acquistarla. come se riacquistasse importanza solo di fronte ad un aggravamento improvviso e imprevedibile.che poi imprevedibile non lo è mai. come se fossimo importanti solo quando è troppo tardi.
come se essere depressi fosse una colpa di chi ha la sensibilità per accorgersi di quanto schifo il mondo fa. la colpa della depressione è di chi quello schifo non lo sente.ma lo fa. non voglio più niente. eppure voglio ancora tutto. penso di meritare tutto. ma non in questo mondo. ho sbagliato epoca.stato.continente.pianeta.galassia. ho sbagliato me stessa.
forse sarebbe più modesto pensarla così.più realistico,anche.

continuo a sbagliare me.

eppure non mi vorrei diversa.
e a questa percezione non c'è rimedio,temo.

Temo.

venerdì 29 ottobre 2010

andrò a comprare dell'ambra liquida.per il mentre.



ci sono cose che diresti a quindici anni.e ti stupisci di averle dette anche a venti.e non ti capaciti di come riesci a pensarle anche a venticinque.

PRENDI ME.

l'amore non si comanda.nè in ascesa,nè in discesa.non si può aumentare,nè diminuire.non può seguire i buonconsigli,nè la cosa giusta[per sè o per gli altri],nè i buoni propositi.
l'amore non obbedisce alle regole,nè ai comandamenti.non sta alle imposizioni[proprie o altrui].
l'amore se ne frega delle buone creanze e delle buone maniere.
l'amore non si comanda.non si può decidere di darlo a tratti sì a tratti no.nè di sospenderlo.l'amore non permette trucchi.di nessun tipo.


se fa anche solo una di queste cose,l'amore non è amore.
a dieci quindici venti trenta cinquanta cent'anni.
di solitudine.

l'amore,se c'è,esplode.indipendentemente dalle conseguenze.
perchè è amore,appunto.

giovedì 28 ottobre 2010

scrivo da una stanza con le tende nere.
scrivo da ore con i tendini in fiamme,su carta riciclata a righe.copertina rigida,per contenuti fragili.

guardo le tende nere,e fuori c'è il sole.

un dono sprecato.

vorrei essere sdraiata su un prato.pancia all'aria e mento in su.gambe e braccia aperte.
una stella.
a respirare con la bocca aperta.
e gli occhi spalancati.

potrei andarci adesso su quel prato.sessòloqualcunomitenessepermano.

compulsivo


l'impulso irrefrenabile della cosa sbagliata.


cinquecento grammi di cereali miele e noccioline in un'ora.a pugni.

mi faccio schifo.è ufficiale.

quellochenonc'è

io lo so perchè continuo a guardare beverly hills.con dieci anni di ritardo.

e perchè continuo a commuovermi,quando vedo [seppure solo su uno schermo] degli amici.

mercoledì 27 ottobre 2010

perle

"Polly Anna si addormentò con la sensazione che fosse troppo semplice far ridere i grandi. In un certo senso basta conoscerli e perdonarli."

[Per funghi, Lidia Ravera]

martedì 26 ottobre 2010

listening radio_head.

Mi rattristo sempre[o quasi]per i regali ricevuti e per quelli non ricevuti. per le telefonate che arrivano e per quelle che invece no.per il telefono che non squilla e per il numero che non compare sul display.Sono fatta così.Per me le occasioni di festa sono[quasi]sempre occasioni di tristezza.Mi viene in mente quello che non ho.quello per cui non riesco ad essere felice come chi mi sta intorno.sento[quasi]sempre più ciò che manca,di ciò che c'è.E non è bello,lo so.E non è neanche giusto,lo so.per chi c'è.per ciò che c'è. Ma a me vengono gli occhi lucidi,quando scarto.e non è la commozione,come mi affretto a dire. E' la delusione.[quasi sempre] quella che mi fa pensare che io non esco.che non arrivo. E mi vengono gli occhi lucidi anche quando mi aspetto qualcosa,che non arriva. E mi colpevolizzo,per averla tanto aspettata.perchè le aspettative sono sbagliate,sempre.me lo dice [anche] chi mi vuole bene[davvero]quindi è vero.ma io non riesco a non averne.no,davvero. e allora faccio io,ciò che vorrei fosse fatto a me.dico io,ciò che vorrei fosse detto a me.una sorta di compensazione mentale,forse.la gioia del dare,anzichè del ricevere.
e riversare nei sogni tutto quanto.il bello,e il brutto.ciò che c'è,e ciò che manca.ciò che temo,e ciò che più d'ogni cosa,adesso,vorrei.
E il senso di colpa e la tristezza si sommano in un'infinita apatia.la non voglia. e allora"non voglio regali","non voglio feste","lo sapete che sono fatta così","queste cose non m'interessano","a certe cose non ci tengo".

e forzare un sorriso che degenera in occhio lucido.[quasi]sempre.

cercare di non dare importanza a ciò che ne ha per evitare una delusione.

cercare di non desiderare ciò che non si può avere per evitare una delusione.


e spengo quel numero per giorni interi,perchè mica mi interessa che squilli.meglio dirmi questo.così se quando lo accendo non ci sono novità,forse ci resto meno male. [ma non è così che va.i sentimenti non si comandano]
è la storia della mia vita.
io so quello che sono.
e mi accorgo che[quasi]nessun altro ne ha consapevolezza.

tristezza,per favore va via.
[piove]
no surprises.

lunedì 25 ottobre 2010

come

una pioggia di rane dal cielo

venerdì 15 ottobre 2010

e poi farebbe colazione col vino rosso

mentre ascolta i petrol a tutto volume,per non sentire l'eco delle sue parole scritte con rabbia su un foglio sottile.

bene.

appena finirà di urlare per la seconda volta il disco della delusione, forse uscirà con le lenti scure,per affidarsi ancora una volta alle posteitaliane.


[come ieri è uguale lo so.
che non c'eri.
è uguale lo so. ]

it can be so difficult

Scrivere l'ennesima lettera.
Può essere davvero straziante.




[so sad]

giovedì 14 ottobre 2010

e io scema che aspetto.

Non è arrivato,no.
Nonostante la promessa.
Nonostante un messaggio melodrammatico assolutamente in tono con gli ultimi anni e l'ultima promessa:esserci.Finalmente,davvero.
Ma non è arrivato,no.
Non ancora.
Di nuovo no.
L'ennesima promessa non mantenuta.
Un sogno che continua ad infrangersi contro la dura parete del risveglio.

Quanto vale una promessa?

Quanto vale un'attesa?

Quanto ferisce un'attesa che si protrae per anni e non giunge mai alla parola fine?

Per finire un'attesa non basta scrivere la parola FINE. Non basta neanche pronunciarla. Bisognerebbe sentirla dentro, la fine. Bisognerebbe sentire che è finita,che non c'è più alcun interesse. Di nessun tipo. Nessuna curiosità. Nessuna voglia, di recuperare il passato o di riniziare un presente o di immaginare un futuro.Bisognerebbe sentire che è finita.E quando è finita davvero poi difficilmente ricomincia.E forse proprio per questa consapevolezza,fatico a sentire la FINE,io.

Nonostante l'ennesima fantasmagorica delusione.

Quand'è che si smette di crederci alle promesse?
Quando?
Forse deve finire la riserva di fiducia nel genere umano,poi c'è la rassegnazione.Forse non ho sofferto abbastanza.Forse non ho avuto abbastanza delusioni.Forse arriverà quel giorno in cui sentirò dentro che è finita.Ma forse quel giorno sarà la morte,del mio didentro.Perchè io dopo la fine non trovo nuovo inizio.Quando finisce la speranza,la fiducia,la voglia,finisce tutto.E basta.E allora la vita non conta più un cazzo.Non vale la pena d'essere vissuta,se non credi più a niente.e a nessuno.Se non credi alla fine neanche a te stesso.

Quand'è che si smette di crederci,che qualcuno possa esserci sempre e comunque, per noi?

E quand'è che si smette di prometterlo,
se non si è capaci di mantenere una tale promessa?

Non è arrivato,no.
Nonostante la promessa.
Quando sono anni che la stessa promessa non viene mantenuta e le promesse vengono sistematicamente disattese,non dovrebbe più stupire,no?
E invece DELUSIONE.
E la sua parola,ormai,vale meno di niente.

[eppure quando esco di casa, mi guardo intorno,come se potessi vederlo apparire,da un momento all'altro,nello stile melodrammatico assolutamente intonato alla sua partenza]

giovedì 7 ottobre 2010

like a butterfly



[ma intrappolata fra i doppi vetri]

e dopo aver letto il giornale

viene voglia di dire solo
vaffanculomondo,
e richiudersi sotto la coperta,nonostante gli incubi[e i sogni].

incubi [e sogni]

Mi cercavano un posto di lavoro come dire a cinque stelle,intanto spegnevo due incendi,i pompieri mi volevano nella loro squadra,come mascotte.L'appartameno che stava prendendo fuoco era di A.&R. e lei finalmente mi abbracciava.I suoi capelli erano più neri dei solito.il suo trucco anche.aveva due nuovi tatuaggi strani,sul collo ed era laureata in ingegneria,o qualcosa del genere.l'abbraccio era reale,forte.e lui piangeva,sulla spalle di Tom.[mi ha promesso che verrà,per l'ennesima volta.mi ha chiesto di aspettarlo,che stavolta arriva davvero].ho portato mia nonna in braccio e come poco prima che morisse non pesava niente.le gambe rinsecchite,i capelli corti corti bianchissimi.L'ho portata a testa in giù,ad un certo punto.E quando mi sono accorta che mi stava scivolando l'ho messa a sedere su una panca e lei è tornata a vedere con tutti e due gli occhi.Criticavano il mio lavoro,i miei professori,e volevano aiutarmi con l'aiuto del mio ex amante.Perobabilmente c'era dell'altro ma devo averlo rimosso.

Ci sono palesi residui di ieri e del periodo fra questi incubi[e sogni].

Ma quanto ci si può svegliare male,dopo certi residui notturni.

Devo essermi agitata parecchio,e scoperta.Perchè stamattina oltre ad un umore del cazzo ho anche un grandissimo mal di schiena.

Buongiornomondo.

venerdì 1 ottobre 2010

Go[baby]go.GO.

Il caldino che permette di evitare la giacca, è un piccolo dono del primo giorno di ottobre, fra rabbia e burocrazia,ed una facoltà universitaria che coerentemente con quanto fatto per sei lunghissimi anni crea problemi anche nell'ultima ora.

La scorsa domenica, nonostante le previsioni di pioggia e le minacciose ed incombenti nuvolone nere che sabato circondavano l'ippodromo, mi è stata regalata una giornata di sole. Continuavo a guardarmi intorno e pensavo che infondo,stavo bene. Che quel sole era un regalo, ma davvero.Lo fissavo,e poi chiudendo gli occhi focalizzavo la sensazione meravigliosa di quei raggi sulla pelle. La voglia di togliersi gli strati di stoffa non necessari. C'è della gente consapevole,forse,nonostante tutto,in Italia[il paese delle mezze verità].

E adesso,dopo questa mattinata a flussi alterni,iniziata con l'ultimo incubo della notatta[denti,denti e ancora denti.caduti,rotti,neri,sgretolati.che orribile risveglio] mi accingo a dire che ho[seppur ancora ufficiosamente] finito.

Ho comprato con pochi spiccioli due piatti nuovi[per una cena romantica]e un vaso di plastica verde[per dei semi di calendula giallagialla che aspettavano da troppo tempo di essere piantati] e adesso vado a cucire la zampa d'elefante per i pantaloni nuovi dell'uomo che amo. Poi esperimento liquore al cioccolato e produzione home-made di una cofanata di bounty al cioccolato fondente,da smangiucchiare avidamente,possibilmente dopo la cenetta romantica.

Go baby.
Go.

giovedì 30 settembre 2010

We're playing those mind games together
Pushing the barriers planting seeds
Playing the mind guerrilla

Love is the answer and you know that for sure
Love is a flower you got to let it, you got to let it grow

So keep on playing those mind games together
Absolute elsewhere in the stones of your mind
Yeah we're playing those mind games forever
Projecting our images in space and in time

Yes is the answer and you know and you know that for sure
Yes is surrender you got to let it, you got to let it go

(I want you to make love, not war,
I know you've heard it before)

love is the answer[?]

mercoledì 29 settembre 2010

lunedì 27 settembre 2010

una volta salvi[e una volta invii]

Qualche verso di canzone per provare a comunicare.
e alla risposta essere certa che non mi ha riconosciuta.
non ancora.
firmare a modo mio,perchè invece voglio che sappia.che sono proprio io.

[si può essere felici di una risposta avuta per errore?oh,sì]




capelli bagnati.scuoto la testa ad occhi chiusi.
on air:right here in my arms
& the funeral of hearts
[shi]


...when love is a gun separating me from you...

venerdì 24 settembre 2010

bere dallo stesso calice

non è difficile.

è solo una metafora che implica la condivisione dell'anima.

è un dato di fatto

Questa città puzza.
è un dato di fatto.
e quando piove puzza anche di più.

e grazie può essere una parola vuota.
[almeno quanto scusa]
se non è supportata da gesti che la riempiono di quello che dovrebbe essere il suo significato.

lunedì 20 settembre 2010

parafrasando

[R.Barthes]

ti ho dimenticata.
(senza oblio la vita non sarebbe possibile)
solo che mi risveglio spesso, da questo oblio.

domenica 19 settembre 2010

salvato in: bozze.

"io non so se il ricordo è una cosa che hai, oppure è una cosa che ha perso."

[da: I sessanta nomi dell'amore]

giovedì 16 settembre 2010

Mi sono svegliata canticchiando ParlamiPerSempre,e cercando di ricordare cosa avessi sognato[quello che credo ci fosse di bello nel mio sogno] oltre a un concerto pagato con le monetine,una busta di carta marrone,un tale di nome martino conosciuto lì mentre la sua tipa con la cresta rossa ci provava spudoratamente col mio.

Ho cercato delle pistole e delle rose nella mia mediateca personale, per cercare di zittire questa nuova ansia crescente.

Ho compreso, seduta sulla tazza del cesso, che il fatto di aver trovato un modo di tamponarla, non la fa sparire.Ed è un problema[grosso]che non so come affrontare ma che so sarebbe necessario fare.

E quanto a questa città,bè,sono sempre più certa non si tratti della mia ParadiseCity.Ma le incertezze circa il mio/nostro prossimo/meno prossimo futuro e l'idea di andare via mi crea non poca irrequietezza.

Non c'è alcun modo di farmi andare giù una qualsivoglia colazione, oggi.

sabato 11 settembre 2010

lui lo sapeva[che in quel momento stavo pensando a lei]

mentre guardo la tua fotografia
penso di non riconoscerti
ma se ti osservo attentamente
io vedo nella tua persona
almeno una piccola
forse una grande
p a r t e d i m e
quando ti cerco per le vie della città
a volte il cuore mi batte forte
se ti intravedo fra la gente
[anche se non ci sei]
vorrei dirti che sei
almeno una piccola
forse una grande
p a r t e d i m e .
[è questione di Sfunzionamento]

giovedì 9 settembre 2010

MAIdireMAI

TdO bis tris e quatris e un sacco di pensieri che si affastellano l'uno sull'altro nonostante la musica sia molto forte,e le luci infastidiscano gli occhi già infastiditi dal troppo fumo presente nell'aria di un locale dove in teoria è vietato fumare ed invece tutti spegniamo e accendiamo boccate di morte.
Sempre allo stesso punto il mento si protende verso l'alto,verso l'AltRo,come se un filo invisibile fosse attaccato lì sotto,e lo sollevasse indipendentemente dalla mia volontà.Che si tratti di un cielo stellato,di un piccolo soffito o di un tendone di un capannone,lo sguardo si volge all'insù.E penso che sia una cosa molto[ma molto]stupida.
E i segni dell'alcolismo non mi sembrano poi un gran vanto,come non mi sembrano un gran motivo di vergogna.Mi sembano solo un evidente segno[come tanti altri]di disperazione,e precarietà,e solitudine,e tristezza,nonostante la carriera,nonostante il lavoro,nonostante la passione,mia tua sua nostra vostra loro.E non fa tanta differenza un disperato che si alcolizza uno che si droga uno che va a ballare fino all'alba uno che è di destra uno che è di sinistra uno che sfoga in un modo piuttosto che in un altro.Non fa differenza guardare la stupida tv o andare agli stupidi concerti,se sei un disperato.
Siamo razze diverse,ma restiamo tutti fondamentalmente dei disperati.
E fra l'altro i confini delle razze si stanno assottigliando,e vedi fac-simile dei tronisti ai concerti rock,e fac-simile dei rockettari da mariadefilippi.Ibridi.
Siamo tutti dei disperati,sempre pù ibridi.
Questo pensavo mentre la musica andava.
E anche che ultimamente i concerti non me li godo.
P e n s o ,invece di s e n t i r e .
[E questo non mi piace,neanche un pò.]